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La scienza del vivere bene e in buona salute alla moda di Milano e contado limitrofo

 

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La scienza del vivere bene e in buona salute
 alla moda di Milano e contado limitrofo

 

Leggo nel bello e geniale libro di Pietro Camporesi, “Le vie del latte”, alcuni frasi che vorrei ci fosse una legge che imponesse di scriverle su ogni insegna di ogni ristoro e locanda di Lombardia e stati sottomessi:

“Anche il regimen  lombardo e padano-veneto sta subendo gli oltraggi dell’estremismo dietetico oggi di moda, del fondamentalismo salutistico intollerante d’improvvisati, dispeptici ayatollah che fanno balenare diaboliche immagini d’inconsistenti paradisi artificiali (costruiti sulle rovine del naturale), regolati da una illimitata monotonia, in nome di una fantomatica qualità della vita pianificata dalla gelida e lugubre visione di un mondo completamente ospitalizzato”.

A Milano e dintorni prima hanno tolto la lingua e poi la tavola. Eppure si tratta di una tavola gloriosa, sia per abbondanza e forza delle materie prime, sia per il gusto con cui vengono trasformate in cibo buono da mangiare.
Piangersi addosso è sempre stato lo sport nazionale, per cui se andate a leggere articoli e saggi sulla antica civiltà rurale lombarda troverete un piagnisteo infinito sulla disgraziata povertà dei contadini. Ma se è vero che era una vita dura, faticosa e, soprattutto, noiosa per l’isolamento, non è assolutamente vero che, almeno in periodi normali, si facesse la fame. L’abbondanza di cibo era la norma per tutti, sebbene i braccianti agricoli si dovessero limitare a polenta, riso, latte, burro, formaggio e uova per il corso della settimana e a qualche boccone di carne alla domenica e ai giorni di festa. Ma il fatto che non fossero sottoalimentati lo dimostra l’altezza e la possanza dei fisici che incontriamo da Ferrara a Vercelli. Così come la generosità d’animo e l’ottimismo generalizzato che si riscontra ovunque lungo la valle del Po come atteggiamento mentale e morale di massima fra le genti di queste parti. I morti di fame tendono al pessimismo e non mollano neanche una castagna. Provate a chiedere un pugno di grano ad un montanaro o chiedetegli cosa si aspetta dal futuro. Un altro mondo rispetto alle placide, cordiali e  gaudenti genti dei campi di pianura.

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